C’è un momento, nel mondo dell’automobile, in cui un nome diventa qualcosa di più di una semplice etichetta commerciale. Diventa un manifesto. La Ferrari Amalfi è esattamente questo: raccoglie l’eredità della Roma e la porta a un livello superiore.
Senza elettrificazione, senza compromessi, con 640 cavalli termici puri e una vocazione da gran turismo quotidiana che poche auto al mondo sanno incarnare con la stessa credibilità. Per chi ancora non la conosce — o la conosce solo di nome — è il momento di rimediare.
Ferrari Amalfi: evoluzione della Roma, non rivoluzione
La Ferrari Amalfi non nasce dal nulla. Eredita l’architettura della Roma, la prima berlinetta V8 a motore anteriore della storia del Cavallino, lanciata nel 2019 e accolta con grande favore da critica e clienti.
Rispetto a quella base già solida, Ferrari ha rivisto oltre il 40% dei componenti: il design è cambiato in punti strategici, il motore ha guadagnato potenza e carattere, e gli interni sono stati completamente ripensati.
Non una sostituzione ma un affinamento profondo, che tradisce quanto fosse robusta l’architettura originale della Roma.
Il nome scelto si inserisce in una tradizione precisa — Roma, Portofino, California — località che evocano una certa idea di vita lussuosa e italiana.
La Costiera Amalfitana, patrimonio UNESCO e meta ambita da tutto il mondo, incarnava perfettamente quel racconto. Il lancio in loco non è stato casuale: è stato un atto di coerenza narrativa.
Il motore: 640 cavalli termici, per scelta
Il cuore della Ferrari Amalfi è un tema che merita una riflessione prima ancora che una descrizione tecnica. In un’epoca in cui quasi ogni costruttore si affretta ad aggiungere motori elettrici, Ferrari ha scelto deliberatamente di mantenere la Amalfi completamente termica. Una scelta di posizionamento precisa: l’Amalfi deve essere semplice da vivere, emotivamente diretta, lontana dalla complessità delle ibride come SF90 e 296 GTB.
Il V8 biturbo da 3.855 cc della famiglia F154 — tre volte consecutivo “International Engine of the Year” — raggiunge qui 640 cavalli a 7.500 giri al minuto e 760 Nm di coppia, con 20 CV in più rispetto alla Roma.
I turbocompressori ora girano fino a 171.000 giri al minuto, 7.000 in più rispetto al motore precedente. L’albero a gomiti alleggerito di 2,5 kg migliora la prontezza di risposta. Il regime massimo sale a 7.600 giri. Il cambio è il doppio frizione a otto rapporti in bagno d’olio, ottimizzato per cambiate più rapide e nette.
Il risultato in termini di prestazioni è netto: 0-100 km/h in 3,3 secondi, 0-200 km/h in 9,0 secondi, velocità massima di 320 km/h. Il peso a secco è di 1.470 kg, per un rapporto potenza-peso di 2,29 kg per cavallo che Ferrari definisce il migliore della categoria.
Design: bello ma discusso
Sul design della Amalfi le opinioni si sono divise, e vale la pena dirlo chiaramente. Il frontale, completamente nuovo, ha sostituito la griglia tradizionale con una grande presa d’aria inferiore a nido d’ape e una barra nera che collega i sottili fari LED da un lato all’altro del muso. Un’idea stilistica già vista sulla Purosangue, che risulta moderna e geometrica ma che non ha convinto tutti: chi la trova raffinata, chi la trova fredda.
Il profilo racconta invece una storia più classica e convincente: cofano lungo e basso, linea del tetto che scende dolcemente verso la coda, parafanghi muscolosi ma non esagerati.
Le dimensioni totali — 4,66 metri di lunghezza, 1,97 di larghezza, 1,30 di altezza — disegnano una forma slanciata che si richiama alle berlinette degli anni Sessanta. Le ruote sono da 20 pollici in alluminio forgiato con pneumatici Bridgestone Potenza Sport o Pirelli P Zero a scelta. Al posteriore debutta l’ala mobile attiva su tre posizioni: in configurazione High Downforce genera 110 kg di carico verticale aggiuntivo a 250 km/h con un aumento di resistenza inferiore al 4%.
Interni: il cambiamento più importante
Se c’è un ambito dove la Amalfi supera chiaramente la Roma, quello sono gli interni. La consolle centrale è più bassa, rifinita in alluminio, e non ospita più il display dell’infotainment. Quello schermo si è spostato sulla plancia in formato orizzontale da 10,25 pollici — contro gli 8 pollici verticali della Roma — con un effetto immediato: l’abitacolo è più aperto e meno ingombrato visivamente. La strumentazione digitale occupa un display da 15,6 pollici, mentre il passeggero ha il suo schermo dedicato da 8,8 pollici. In opzione c’è il sistema audio Burmester da 14 altoparlanti e 1.200 watt.
La novità più apprezzata nella pratica quotidiana è il ritorno dei tasti fisici sulle razze del volante. I comandi capacitivi a sfioramento della Roma erano fonte di frustrazione: troppo facile toccarli accidentalmente, impossibili con i guanti. Torna la logica del contatto fisico, e con essa una guida più sicura e intuitiva. Apple CarPlay e Android Auto wireless completano il quadro tecnologico.
Come si guida e la versione Spider
In modalità Comfort e Wet la Amalfi è docile, prevedibile, mai nervosa. In Sport e Race il carattere cambia radicalmente: il V8 diventa esplosivo, le cambiate più secche, il retrotreno accetta volentieri di scivolare in modo controllato. Il nuovo sistema brake-by-wire migliora la modulazione frenante e riduce gli spazi di arresto. L’ABS EVO garantisce il massimo controllo su qualsiasi superficie. Lo sterzo è stato ricalibrato con una stima dell’aderenza migliorata del 10% rispetto alla Roma.
A completare la famiglia, il 12 marzo 2026 Ferrari ha presentato la versione Spider. La capote in tessuto a cinque strati si apre in 13,5 secondi, azionabile in movimento fino a 60 km/h. Ripiegata, ha uno spessore di soli 220 mm e lascia un bagagliaio da 255 litri a tetto chiuso e 172 litri a tetto aperto. Il motore è identico, le prestazioni quasi invariate: 0-100 km/h in 3,3 secondi, velocità massima di 320 km/h. Il prezzo della Spider parte da 270.000 euro, con prime consegne previste nei primi mesi del 2027.
Concorrenti e posizionamento di mercato
A 240.000 euro, la Ferrari Amalfi coupé si confronta con l’Aston Martin DB12 da circa 250.000 euro — più potente con i suoi 680 CV ma più pesante di circa 100 kg — con la Porsche 911 Turbo S da circa 280.000 euro, superiore nei tempi sul giro ma ibrida nelle versioni aggiornate, e con la Mercedes-AMG GT Coupé da circa 200.000 euro, la più accessibile del gruppo ma priva del valore di marca del Cavallino. La Bentley Continental GT, da quasi 260.000 euro, guarda più al comfort che alla sportività.
Il verdetto che meglio sintetizza la posizione della Amalfi nel mercato è quello di Top Gear, che l’ha definita la Ferrari più soddisfacente e gratificante nell’uso quotidiano attualmente in produzione: non la più estrema, non la più comoda, ma quella che sa essere le due cose insieme nel modo più convincente.
Una Ferrari per tutti i giorni — nei limiti del possibile
La Ferrari Amalfi non è un’auto perfetta. I montanti anteriori limitano leggermente la visibilità in curva, il display dell’infotainment potrebbe essere posizionato meglio e i posti posteriori sono adatti ai bambini, non agli adulti. Ma nessuno acquista una Ferrari per fare i conti con queste concessioni: si acquista per tutto il resto. E il resto, nel caso della Amalfi, è un V8 termico di rara qualità, un equilibrio dinamico che poche auto del segmento raggiungono e una capacità di integrarsi nella vita quotidiana che fino a qualche anno fa sarebbe stata impensabile per un’auto con la cavallina sul cofano.
Se siete appassionati di Ferrari o semplicemente di automobili capaci di emozionare, la Amalfi merita tutta la vostra attenzione. Continuate a seguire Motorage.it per tutti gli aggiornamenti dal mondo delle supercar e raccontateci nei commenti la vostra Ferrari dei sogni.
