Shock Stellantis: 22 miliardi bruciati e titolo in caduta libera. Le ragioni del disastro
Il 6 febbraio 2026 rimarrà impresso nella storia finanziaria di Stellantis come uno dei giorni più neri dalla sua fondazione.

II gigante dell’auto ha scioccato i mercati annunciando oneri record per 22,2 miliardi di euro, una cifra colossale legata al drastico cambio di rotta sulla strategia elettrica e alla svalutazione di asset precedentemente sovraestimati.
La reazione della Borsa di Milano è stata violenta: il titolo STLAM ha subito un crollo verticale, perdendo oltre il 25% in una singola seduta e toccando un minimo intraday di 5,73 euro.
Questa voragine nei conti non solo ha bruciato circa 7 miliardi di capitalizzazione in poche ore, ma ha portato il management a una decisione drastica: la sospensione totale del dividendo per il 2026, lasciando a bocca asciutta gli investitori che per anni avevano puntato sulle generose cedole del Gruppo.
Analisi tecnica: il titolo ai minimi storici
Dal punto di vista tecnico, il crollo ha frantumato ogni supporto statico e dinamico.
La rottura psicologica del livello di 8 euro ha innescato una pioggia di ordini di vendita automatici che hanno trascinato le quotazioni verso l’area dei 6 euro, livelli che non si vedevano dai tempi della fusione.
La volatilità è schizzata ai massimi storici, con volumi di scambio che hanno superato i 237 milioni di pezzi, segno di una fuga di massa degli investitori istituzionali.
Attualmente, il titolo si trova in una zona di ipervenduto estremo; tuttavia, la mancanza di una base solida di accumulazione suggerisce che la pressione ribassista potrebbe non essere ancora esaurita, con il rischio di testare nuovi minimi se le prossime comunicazioni finanziarie del 26 febbraio non forniranno rassicurazioni concrete sulla tenuta della liquidità.
Le ragioni del disastro: l’elettrico pesa sui conti
Il nuovo CEO Antonio Filosa ha parlato apertamente di una “sovrastima del ritmo della transizione energetica” operata dalla precedente gestione.
Dei 22 miliardi di oneri, circa 20 miliardi sono direttamente imputabili al ridimensionamento dei piani sui veicoli elettrici (BEV), i cui volumi attesi sono stati drasticamente tagliati rispetto alle proiezioni precedenti.
A questo si aggiungono 2,1 miliardi di costi per la razionalizzazione della supply chain delle batterie e svalutazioni sulle piattaforme produttive ormai considerate inefficienti.
Stellantis ha ammesso che il mercato, specialmente in Nordamerica ed Europa, non è pronto ad assorbire l’offerta elettrica ai prezzi correnti, costringendo il Gruppo a una ritirata strategica estremamente onerosa per ripulire il bilancio dai “messi” del passato.
Prospettive e piano di salvataggio: bond da 5 miliardi
Per fronteggiare questa emergenza finanziaria e preservare una liquidità industriale che a fine 2025 si attestava sui 46 miliardi, il Consiglio di Amministrazione ha autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue fino a un massimo di 5 miliardi di euro.
Si tratta di una mossa volta a rafforzare la struttura patrimoniale senza diluire ulteriormente gli azionisti, ma che testimonia la gravità della situazione.
Le prospettive per il resto del 2026 rimangono estremamente incerte: se da un lato il management prevede un miglioramento dei ricavi e della generazione di cassa nella seconda metà dell’anno, dall’altro gli analisti di Morgan Stanley e Barclays hanno rivisto al ribasso i loro target price, segnalando che la fiducia del mercato potrà essere recuperata solo attraverso una rigorosa esecuzione del nuovo piano multi-energia.
Cosa aspettarsi dall’Investor Day di maggio
Il prossimo appuntamento cruciale per il titolo Stellantis sarà l’Investor Day del 21 maggio 2026. In quella sede, Filosa dovrà presentare i dettagli della nuova strategia di portafoglio marchi e chiarire come il Gruppo intenda tornare a una generazione di free cash flow industriale positiva.
Il mercato si aspetta decisioni coraggiose, che potrebbero includere il taglio di modelli improduttivi o la revisione di alcuni dei 14 brand che compongono la galassia Stellantis. Fino ad allora, il titolo rimarrà probabilmente ostaggio dell’instabilità, con gli operatori che monitoreranno attentamente ogni dato sulle immatricolazioni mensili per capire se il ritorno ai motori termici e ibridi sarà sufficiente a colmare il vuoto lasciato dal flop dei programmi elettrici.

