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GP Cina: Red Bull più che guastafeste

Bevuta dalla scarpa

 Daniel Ricciardo vince il GP di Cina e irrompe nella corsa al Mondiale F1. Soltanto ottavo Vettel, speronato da Verstappen. E’ Raikkonen a portare sul podio la Ferrari. – Gallery –

Nello Shangai, si sa, basta poco per commettere un errore e regalare la vittoria all’avversario. Il paragone con l’intricato gioco da tavolo vale anche per il Mondiale F1, dove le variabili da gara sono infinite.

Come nel GP di Cina, vinto da Daniel Ricciardo davanti a Valtteri Bottas e Kimi Raikkonen. Alcuni segnali che si preannuncia un campionato incerto ed equilibrato sono già arrivati.

Intanto le Mercedes non riescono a sbloccare lo “zero” dalla casella di successi, e questa è già una notizia. Poco consola la vetta della classifica costruttori, strappata alla Ferrari che, a sua volta, mastica amaro per l’occasione persa.

Non del tutto per colpe della Rossa, sia chiaro. Perché, dietro l’ottavo posto del leader iridato Sebastian Vettel, c’è l’ennesimo colpo di testa di Max Verstappen.

Questi centra in pieno la vettura del tedesco, mandandolo in testacoda e condizionandogli una gara che lo vedeva in lotta quantomeno per il podio.

La penalità di 10” inflitta all’olandese figlio d’arte suona come una beffa perché, più di tutti, ne beneficia Lewis Hamilton, che finisce 4°. Il campione del mondo in carica, in difficoltà a Shangai, ringrazia e rosicchia otto punti al ferrarista, ora a -9.

 Per il titolo ci sono anche le Red Bull.

Dunque, Red Bull protagoniste, nel bene e nel male. Vincente la strategia di effettuare un secondo pit stop in regime di Safety Car, entrata dopo l’incidente tra le Toro Rosso di Gasly e Hartley.

Dai box escono infatti due vetture performanti con un nuovo set di gomme gialle. E la differenza in pista si nota tutta. Fino al 31° giro la gara era controllata da Valtteri Bottas, abile in precedenza a superare con un undercut il poleman Vettel.

Dietro il duo di testa è bagarre per il podio tra Hamilton, Verstappen, Raikkonen e Ricciardo.

L’australiano, alla ripartenza, è il più in palla. Prima passa il ferrarista, poi guadagna un’altra posizione approfittando del contatto tra Hamilton e Verstappen. Che, nel tentativo di superare il pilota della Mercedes, in tutta risposta viene spedito fuori pista senza troppi complimenti.

La risalita di Ricciardo è prodigiosa e si materializza con una serie di sorpassi che lo portano in vetta, a dieci giri dalla conclusione. Da lì in poi è soltanto un’ordinaria amministrazione per il pilota della Red Bull.

Con questo successo (sesto in carriera con 27 podi complessivi), Ricciardo dimostra di potersi giocare le sue carte per il Mondiale F1.

Rispetto al compagno di team Verstappen, sembra anche aver raggiunto una maturità tecnica e agonistica che gli può permettere di lottare per grandi traguardi.

Se la macchina sarà affidabile a lungo termine e se dal muretto sapranno dare le direttive giuste, il team di Milton Keynes può sognare.

 Abbiamo un Marquez anche in F1.

La bella performance di Ricciardo è però inevitabilmente offuscata dal suo partner in Red Bull, Max Verstappen. Che ne ha combinata un’altra delle sue e della quale si parlerà inevitabilmente ancora a lungo.

Non fosse altro per i precedenti in gara, anche con lo stesso Vettel. Il tedesco si è limitato a un eloquente “Su Max non c’è molto altro da aggiungere rispetto a quello che avete visto”.

Chiaro segnale d’insofferenza verso un pilota che sta esaurendo sempre di più il bonus di credito nei suoi confronti. Facendo un interessante parallelismo, si potrebbe definire l’olandese figlio d’arte come il “Marquez della Formula 1”.

Per il suo talento alla guida, certamente, ma anche per la sua esuberanza e incostanza che talvolta gli fanno perdere il lume della ragione.

La penalizzazione di 10” con tanto di retrocessione al 5° posto è sembrata però una carezza da parte dei giudici. Anche perché, sull’altro versante, c’è un Vettel che, dopo la collisione, perde terreno fino all’ottava posizione, superato nel finale anche da Hulkenberg e Alonso.

Punti preziosi che a fine anno potrebbero risultare anche decisivi in ottica Mondiale, soprattutto in una giornata come questa dove le Ferrari scattavano dalla prima fila.

E il pericolo numero uno Hamilton sembrava alquanto appannato e mai in grado di affondare il colpo.

 Se la Ferrari piange, la Mercedes ride poco.

La Rossa, va detto, non ha comunque fornito una delle sue prestazioni migliori. Stavolta non è riuscito neanche l’apporto della strategia, che aveva fatto la differenza nelle prime due gare.

Raikkonen salva l’onore della casa di Maranello. Il finlandese, prima utilizzato da “tappo” per aiutare Vettel, sale in terza posizione dopo la collisione tra Verstappen e il compagno di team.

Con i se e con i ma, non si scrive la storia. Ma è indubbio che senza quell’episodio l’epilogo sarebbe stato diverso.

Kimi mantiene il podio fino alla fine resistendo agli attacchi di Hamilton.  Ma il Re Nero può comunque sorridere per aver guadagnato punti in una giornata potenzialmente favorevole al Cavallino.

Non troppo, s’intende. Stride il fatto che dopo tre gare il campione in carica non sia ancora riuscito a vincere.

Ma il Mondiale F1 è una corsa a tappe. Come nell’ippica, si vedrà alla fine chi ha il cavallo migliore (in questo caso la vettura).

Il 29 aprile si va a Baku, in Azerbaijan. Laddove lo scorso anno l’acredine dello scontro tra Vettel e Hamilton toccò il suo punto più alto.

Ora però sappiamo che tra le Ferrari e le Mercedes ci sono anche le Red Bull, non intenzionate a recitare la parte del comprimario. Con Ricciardo pronto a fare il bis su quella pista. Verstappen, permettendo.

 MotorAge.it Redazione – Andrea Sicuro

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