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Lotus diventa cinese | salvataggio e fine strategia

Lotus diventa cinese; dopo Volvo la Geely acquista il brand inglese. Operazione salvataggio dietro cui si cela una precisa strategia. Rilevato il 51% assieme alla quota nella Proton.

Il Gruppo cinese Zhejiang Geely Holding ha deciso di rilevare il 51% della Lotus. Il celebre brand britannico di auto sportive si apre quindi un nuovo cammino e, c’è da confidare, commercialmente più roseo. Per molti analisti (facile essere d’accordo) è quasi un’operazione salvataggio. In realtà è anche un passaggio importante nella strategia di espansione dei brand entrati nel gioco.

Di certo il colosso cinese ha intravisto nell’operazione un buon business. La Geely ha già compiuto l’impresa con Volvo, salvata per i capelli dalle sofferenze patite mentre era in mano alla Ford. Con un nuovo piano di ristrutturazione, in pochi anni la Casa svedese è diventata una delle potenze del mercato automobilistico.

Per i nostalgici è un colpo un po’ duro da digerire, di fatto per Lotus il passaggio non dovrebbe essere traumatico. Arriva infatti dalle mani di un’altra società asiatica, la malese Proton, che la controlla dal 1996. Quindi era già difficile aggrapparsi ai miti della sportività motoristica britannica.

Nell’accordo la Geely acquisirà anche il 49,9% delle azioni del costruttore malese Proton dal conglomerato DRB-Hicom. Un affare che oggi vale 350.000 veicoli l’anno, ma che con le sinergie e il piano di attacco messo in atto promette molto di più.

Si tratta infatti di un tassello importante nei progetti di crescita di Geely, che dal 2018 punta ad aggredire il mercato mondiale con Lynk & Co. Una società (figurativamente sotto Volvo) che servirà per insediarsi ai vertici in fatto di connettività delle auto. Su scala mondiale.

Geely ha ribadito di voler sviluppare e rivitalizzare sia Proton che Lotus, la prima come importante produttore della Malesia (la parte restante rimarrà nelle mani della DRB-Hicom di Syed Mokhtar Al-Bukhary) e la seconda per far crescere finalmente a livello globale questo brand, ma in funzione delle future stringenti norme sulle emissioni. Il che significa fare buon utilizzo dei propulsori Volvo, dando parecchio spazio alla tecnologia ibrida.

Circa un anno fa il governo malese aveva lanciato un’asta per l’ingresso di un partner straniero nel capitale. Vi parteciparono 15 costruttori mondiali e, nell’ultima fase, solo PSA, Renault e Suzuki. L’intervento di Geeley dovrebbe prevedere anche l’utilizzo delle piattaforme e di altre moderne tecnologie che i cinesi hanno sviluppato assieme a Volvo. Ed ecco un altro vantaggio per l’espansione di modelli a guida semi-autonoma e autopilotata.

Per Lotus Cars potrebbe significare un importante cambio di passo. Lotus è un nome di grande prestigio in tutto il mondo, ma è parere comune che non sia mai stata capace di tradurre tanta fama in risultati finanziari; indenaro contante. Anche le più recenti esperienze in Formula 1 sono state disastrose, tra scissioni, liti e tribunali. Peggio di così non potrà andare. 

 I cinesi investono e comprano di tutto.

Ormai è un dato di fatto che i cinesi comprino e investano con piacere nel mondo dei motori. Come nella moda.

In Italia si sono presi tra gli altri la De Tomaso Automobili, le motociclette Benelli, Pirelli e il Gruppo Ferretti specialista in yacht di lusso. Oppure la moda di Miss Sixty, Cerruti, Sergio Tacchini o i prodotti in pelle di Desmo, senza contare decine di piccole e medie imprese.

Il passaggio del 51% delle azioni di Lotus si stima sia costato al Gruppo cinese Geely circa 130 milioni di dollari. Nelle foto i costruttori aggiunti con le varie acquisizioni nella famiglia Geely e Proton.

Fondata nel 1952 la Lotus è “passata di mano” più volte: nel 1986 alla General Motors, nel 1993 (attraverso la lussemburghese ACBN Holding) al patron della Bugatti Romano Artioli,  e nel 1996 alla malese Proton. Ora bisognerà osservare i piani a medio termine dell’era Geely. Intanto vedere cosa accadrà all’attuale gamma (nelle foto una prova su strada della Elise di MotorAge e in una gara al MotorShow).

Oltre che lavorare sugli attuali quattro modelli Elise, Evora, Exige ed Eleven, già si mormora di una sportiva più confortevole. Oppure dello sviluppo di quel SUV premium di cui l’anno scorso l’azienda aveva annunciato la produzione per l’inizio del 2019. Un progetto al quale venne dato poco credito, ma adesso tutto è di nuovo in gioco.

Redazione MotorAge.it  | Fabrizio Romano

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