MotorAge New Generation

Immortali da 300mila km- Auto Highlander?

Semplicemente auto con più di 300mila km e ancora in vendita.

 
“Quante strade può percorrere un uomo?” cantava Bob Dylan. E un’auto? Quanti chilometri  può percorrere? I motori di oggi possono muoversi tranquillamente per 200-300mila km e oltre (“sulla carta” e con manutenzioni regolari, s’intende). Ma anche quelle vecchiotte avevano e hanno il pallino delle percorrenze extra.
Per tanti automobilisti c’è però una “soglia limite”, spesso solo mentale: quella dei 100mila km.
Quelli di Autouncle.it che si sono fatti un bel po’ di esperienze nelle vendite dell’usato, hanno in effetti notato che anche chi cerca un’auto, nella maggior parte dei casi più delle condizioni o della storia del mezzo, sono condizionati da questa soglia di percorrenza, come stampata nella mente; proprio i 100mila km. In effetti si tratta spesso di un confine oltre il quale per oltrepassarlo in un acquisto serve davvero molta cautela.

 
Perché non è da tutti raggiungere il primato di Irv Gordon, 72enne statunitense che da decine di anni guida una Volvo P1800 rossa del 1966. L’uomo ha viaggiato con la sua auto per oltre 4 milioni e mezzo di chilometri (113 volte la circonferenza della terra); di fatto pare sia il primo uomo a superare la soglia dei 4 milioni di chilometri percorsi con una sola auto.
Ad Autouncle.it hanno così provato a vedere le auto con più di 300mila km presenti sul motore di ricerca. Auto con almeno una decina d’anni sulle spalle. Più di metà classifica è occupata da auto tedesche. Qui in redazione ci è venuto in mente un servizio TV di Top Gear dove massacravano letteralmente una vecchia Mercedes per poi finirla a cannonate. Comunque il risultato è il seguente.

Modello

Audi A4

Esemplari

181

Prezzo medio

2.740

Anno medio

2000

Km medi   (migliaia)

343

VW Passat 140 2.200 2000 350
VW Golf 120 2.250 1999 330
Volvo V70 96 3.100 2002 350
Audi A6 94 3.780 2002 340
Mercedes C220 78 3.500 2001 335
Alfa Romeo 156 68 1.340 2001 336
Mercedes E270 64 3.800 2002 346
Fiat Multipla 62 2.300 2001 320
Mitsubishi Pajero 62 3.900 1995 349

 

Al primo posto c’è la Audi A4: si tratta perlopiù della seconda serie del modello (la B6), celebre anche perché poi farà da base alla versione famigliare (la Avant). Al secondo posto c’è la quinta serie della VW Passat, che proprio con la A4 condivideva il pianale. Completamente diversa dalle versioni precedenti, questa Passat si distinse per le innovazioni dal punto di vista tecnico. Esteticamente, lo stile sarà ripreso dalla quarta serie della Golf, che tra l’altro nella classifica è al terzo posto. Appena giù dal podio, la Volvo V70 da qualcuno considerata l’ultima vera auto “pura” della casa svedese. Forse perchè è l’ultima Volvo interamente progettata senza aiuti esterni. Anche le Audi A6 con più di 300mila km fanno riferimento perlopiù alla seconda serie.

 
Pure in questo caso si trattò di un restyling che si differenziò completamente dalle versioni precedenti della stessa auto. Tedesca anche la Mercedes C220, al sesto posto. Arriva poi un’italiana, l’Alfa Romeo 156, il cui design firmato De Silva rilanciò l’estetica della Casa del Biscione. Il suo successo non venne nemmeno scalfito quando fu sostituita dalla 159. E’ la più economica della classifica (si trova a meno di 1500 euro). Altra Mercedes all’ottavo posto: la E270 fu prodotta solo 6 anni, ma in quel periodo fu addirittura etichettata come una delle auto più sicure al mondo. Penultimo posto per la Fiat Multipla. Prodotta fino al 2010, è una delle auto italiane più famose di sempre, il cui nome era un omaggio all’antenata omonima prodotta dal 1956 al 1965. Peculiarità dell’auto era il fatto di poter adattare il numero dei sedili a quello dei passeggeri, da tre a sei. Chiude la classifica la Mitsubishi Pajero. Quello che è certamente tra i fuoristrada più famosi, e non solo giapponesi. Ma i fuoristrada veri hanno un mercato con quotazioni superiori alla media; tengono molto bene: un modello con 350mila km e 20 anni sulle spalle può chiedere ancora, in media, 3,5-4mila euro.

N. Barozzi

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